GIORDANO BRUNO

ovvero quando il pensiero cerca il rogo

Scrittura di scena di Raffaella Caruso

La Storia non dichiara il vero,
di contro, un racconto ben detto può diventare reale.

... Non dovete credere che io abbia paura.
Contro la pazzia del sangue e della morte, la natura grida ad alte voci che la materia e le forme non devono temere la morte perché materia e forme sono princìpi costantissimi.
L'eternità del tutto comprende l'universo e insieme insieme, le stagioni e insieme insieme i giorni e le notti la vita e la morte. Mancare sì.
Trovare la pace nell'incastro del pensiero che non si sa.
Essere alla completa mercé del caso e dell'assurdo, forse della poesia.
Finalmente perdersi disperando. Non voler o meglio, non sapere più tornare.
Non credere più a tutto, o se vuoi credere a niente.
Mancare comunque. Eterno è chi manca e perciò ritorna in tutti i luoghi, in tutti i punti...
Basta chiudere gli occhi...

Il progetto teatrale suggerisce un’interpretazione basata sullo studio del linguaggio, come impossibilità del dire.

Il discorso non appartiene all’essere parlante ( Lacan, Derrida); è discorso “altro” dalla messa in voce del soggetto. In scena prende la forma di un’ equivoco asincrono  tra l’intenzione del dire e l’espressione attoriale.

Esclusa quindi la nostra limitante “volontà di intenzione” in qualunque rappresentazione o argomentazione, la Storia può trovare nuovo e più ricco svolgimento nei suoi doppi.

L’attore (qui inteso come atto – retorico  la fa da padrone, proponendo verità attraverso la sola argomentazione orale.

A questo punto una favola se ben raccontata è vera al di là di ogni stolido fondamento di verità ontologica.

Giordano Bruno - Ovvero quando il pensiero cerca il rogo

 

Un progetto teatrale dedicato al mondo onirico, filosofico di Giordano Bruno da Nola.
Due buffoni, due maschere della commedia dell'arte accompagnano gli uditori in un viaggio-sogno dentro un grande cubo magico .
Si vuole suggerire agli astanti una chiave di riflessione nuova a ciò che i mis-fatti (filologici) consegnano in maniera per ovvio inesaustiva.
Un uomo: una forte personalità, delle intuizioni grandiose o discutibili...?
Di più !

Si è cercato il doppio a-storico.

Perché Bruno non scelse di abiurare davanti alla Santa Inquisizione romana pur sapendo di andare in contro a morte certa?
E
Perché ancor oggi  ritorna la sua figura, così contradditoria ?

La narrazione teatrale è attraversata costantemente da un velo  di ironia irriverente nei confronti di ogni "rappresentazione di Stato...
Un filo comico (iper-tragico) attraversa gli ultimi istanti della sua permanenza nelle carceri romane; pretesto alla narrazione teatrale.
La sua morte non è stata da lui progettata, né voluta; non di meno Giordano Bruno è artefice della propria sorte, o meglio è la propria sorte.

Le altre situazioni attoriali sono le articolazioni di questa, esteriorizzate danno luogo ad una dialettica fantoccia, a cui gli attori stessi non credono, svolgendola meccanicamente. Simili ad automi rappresentano un bel niente, tranne talvolta se stessi.
Negazione della proposta "originale" del teatro tradizionale di Regia.
Frantumazione, smarginatura del testo e scavalcamento delle formule dialogiche.

Palcoscenico di rivisitazione marlowiana.

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