LORENZACCIO

Tratto dall'omonimo dramma di Alfred de Musset
Scrittura di Scena a cura di Raffaella Caruso


Si è scavalcata la limitante traccia romantica del dramma di Musset e si è creata una esposizione per sequenze sceniche legate, solo per un filo invisibile, al corso cronologico degli eventi e imbrigliate in una struttura visionaria densa di riferimenti estetici e filosofici : chiavi di lettura che sta solo allo spettatore ricavare.

Si alternano sulla scena evocazioni sonore, miraggi. Lorenzo parla con tutti e con nessuno. Forse il suo è solo un viaggio mentale a ritroso che ripercorre in maniera emozionale e disconnessa quella che ha creduto essere la "sua" vita; l’ultimo flash prima di essere ucciso dai sicari di suo zio.

Un ragazzo, uno studioso, un poeta! annoverato da Leopardi come proprio punto di riferimento letterario:  rassegnato a diventare un mostro …Il Vizio è stato per me un vestito. Adesso si è incollato alla mia  pelle…e a seguire un “Volere” che lo vede assassino di suo cugino. …Ero felice, allora. Gli uomini non mi avevano fatto né bene né male, ma ero buono e , per la mia dannazione eterna, volli esser grande.   Che dire di più?    Tutti i Cesari della terra mi costringevano a pensare a Bruto…

 Rassegnato o meglio costretto in quanto assoggettato: ma  a chi?

Ogni uomo è ass-oggettato a qualcosa dentro o fuori di sé; egli lo è della NON-STORIA.

E’ la stessa Storia a rin-negarlo non riconoscendolo come “salvatore” di Firenze. Riflessione amara e crudele sulla vanità delle azioni umane. Ma egli stesso dov’era mentre compiva quel delitto così a lungo architettato? Forse a mirare la Luna, forse immerso nelle sue letture, forse a chiedersi ancora una volta “perché”. Sta di fatto che mancò. 

…Neghi forse la storia del mondo intero?...

…No, non nego la storia, ma io non c’ero...


VERSIONE STORICA

Il dramma è ambientato nella Firenze del  Rinascimento.       Il diciannovenne Lorenzo de' Medici, studioso degli eroi dell'antichità, desidera ardentemente il ritorno della Repubblica a Firenze, ma la città è sotto il dominio del tiranno Alessandro, suo lontano cugino protetto del papa,  Clemente VII  (probabilmente, suo stesso padre) e dell'imperatore  Carlo V. Lorenzo diventa fedele servitore del duca per stargli vicino e poterlo meglio ingannare, poi lo uccide con la speranza di liberare la sua città dalla schiavitù. Lorenzo, che verrà soprannominato con disprezzo Lorenzacciodai suoi concittadini, sarà costretto a riparare a Venezia, dove verrà ucciso dai sicari di Cosimo.

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